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L'incrociatore argentino
25 de Mayo alle prove nella primavera del 1931 (Coli. E. Bagnasco).
MAURIZIO BRESCIA
Due incrociatori costruiti in Italia
per l' "Armada Republica Argentina" tra il 1927 e il 1931: probabilmente
le unità meno conosciute tra le numerose navi da guerra realizzate dalla
cantieristica nazionale per conto di Marine estere.
Con il passare del tempo, risulta sempre
più difficile reperire documentazione originale, e soprattutto inedita,
relativa alla storia e alla tecnica navale, anche se riferite ad unità
maggiori, magari costruite proprio in Italia... Tuttavia, l'utilizzo di
Internet e il sempre più generalizzato ricorso alle tecniche di
trattamento digitale delle immagini hanno - in molti casi - quasi "smaterializzato"
i confini spazio-temporali della ricerca storica e militare, consentendo
una serie di contatti tra studiosi della materia sino a pochi anni fa
impensabili e, fatto forse ancora più importante, rendendo in questo
modo possibile l'acquisizione di "corpora" documentali assolutamente
nuovi e mai portati a conoscenza del pubblico degli appassionati.
È questa la situazione che - grazie al
concorso di collezionisti e storici navali residenti in Argentina,
Spagna e Italia (1) - ha consentito a chi scrive di acquisire una
notevole e consistente documentazione sulle due unità sicuramente meno
conosciute tra quelle realizzate, per conto di un paese estero, da
cantieri italiani: gli incrociatori 25 de Mayo e Almirante Brown,
impostati sul finire degli anni Venti per la "Armada Republica
Argentina", con la quale prestarono servizio sino alla fine degli anni
Cinquanta, venendo poi radiati all'inizio del decennio successivo.
In effetti, nonostante si trattasse di
due tra le unità più grandi costruite in Italia per l'estero (e superate,
in termini di dislocamento, dal solo incrociatore corazzato Georgios
Averoff, entrato in servizio nel maggio 1911 con la Marina greca) (2), i
due incrociatori argentini hanno sofferto -eufemisticamente - di una
scarsissima "visibilità", nel corso degli anni, sulla stampa e sulle
pubblicazioni specializzate. In particolare, in Italia nulla di organico
era stato recentemente pubblicato su queste due navi, limitandone la
descrizione ad alcuni brevi cenni su un allegato della "Rivista
Marittima" risalente al 1991 (3), ed alla schematica citazione dei loro
principali dati tecnici sulle edizioni dell 'Almanacco Navale del tempo.
La presenza del 25 de Mayo e dell'Almirante Brown su analoghe
pubblicazioni estere, e segnatamente sulle edizioni del noto Jane's all
the world's fighting ships comprese tra il 1930 e il 1960, era d'altra
parte similmente concisa, per via dell'impostazione editoriale di questo
genere di pubblicazioni.
Quanto presentiamo su queste pagine è
quindi - verosimilmente - la trattazione più completa di queste due navi,
alla luce di quanto è stato rintracciato in Italia e in Argentina e in
considerazione del fatto che, in un arco temporale ormai ben superiore
ai settant'anni, molti elementi documentali possono essere andati,
inevitabilmente, distrutti o dispersi.

Il
fumaiolo del 25 de Mayo pronto per essere montato a bordo della nave, in
costruzione a Livorno nell'aprile 1929 (g.c. Cant. Orlando, Livorno).
La "Armada Republica Argentina" tra
Ottocento e Novecento e il programma navale del 1926 L'Argentina,
definitivamente resasi indipendente dalla Spagna il 9 luglio 1816, si
trovò ben presto coinvolta in una serie di dispute di confine e
controversie politico-militari con i paesi limitrofi e - in particolare
- con il Cile e il Brasile. In questo ambito, e nei limiti imposti dalle
condizioni economiche nazionali, l'Argentina prestò grande attenzione
alla creazione e al mantenimento della propria Marina militare ("Armada
Republica Argentina" - ARA), di volta in volta utilizzata come elemento
cardine della difesa attiva nonché in funzione di strumento di pressione
politica e diplomatica (4).
Nel corso dell'Ottocento, le unità dell'ARA furono realizzate in
cantieri esteri e - attorno al 1890 - quasi tutte le navi argentine
erano di costruzione britannica (tra cui vanno ricordati gli
incrociatori 9 de Julio, 25 de Mayo e Buenos Aires, due monitori e
quattro torpediniere).
Tuttavia, preceduto da tre unità del
1883-87 costruite nel triestino cantiere S. Marco (5), il nucleo più
potente e omogeneo di unità di superficie sarebbe stato costituito, sul
finire del secolo, da quattro incrociatori corazzati del tipo italiano "Garibaldi",
realizzati dai Cantieri Orlando di Livorno (San Martin e General
Belgrano) e Ansaldo di Sestri Ponente (Garibaldi e Pueyrredori) tra il
1893 e il 1898. Senza dubbio, i "Garibaldi" rappresentano il più
consistente successo di ogni tempo per la produzione cantieristica
militare italiana destinata all'estero, e - inaggiunta alle unità
argentine - altre due furono vendute al Giappone ed una alla Spagna,
mentre ulteriori tre prestarono servizio con la Regia Marina (6).
Il processo di potenziamento della Marina
Argentina proseguì nel 1915, quando furono immesse in servizio le "dreadnought"
Moreno e Rivadavia, di costruzione americana, da oltre 27.000 tonnellate
di dislocamento standard e armate con 12 pezzi da 305 mm in sei torri
binate (7).
I primi decenni del secolo XX, con lo scoppio della Grande Guerra,
portarono a una forte riduzione dell'attività operativa dell'ARA che -
forzatamente - dovette rinunciare a quattro cacciatorpediniere ordinati
in Gran Bretaqgna e ad altrettanti in Francia: requisiti e incorporati,
per il sopravvenire degli eventi in Europa, dalla Royal Navy e dalla
Marine Nationale. Negli anni immediatamente successivi al conflitto, la
Marina argentina acquisì poche unità di limitato dislocamento, tra cui
dieci dragamine già tedeschi costruiti nel periodo bellico.
La mutata situazione internazionale degli
anni Venti, l'avvio - presso le principali Marine mondiali - della
costruzione delle prime unità derivate dagli accordi del Trattato di
Washington (1922), e la favorevole situazione economica interna venutasi
a creare con le presidenze Yrigoyen e Alvear portarono il parlamento
argentino ad approvare, nel 1926, una "Legge Navale" ante litteram che
avrebbe dovuto consentire l'adeguamento qualitativo e tecnologico
dell'ARA allo "standard" delle più importanti Marine mondiali.
Due cacciatorpediniere tipo "Churruca"
(Garay e Cervantes) furono ordinati in Spagna ed entrarono in servizio
nel 1927; nel 1929 seguirono tre ulteriori unità (Mendoza, La Rioja e
Tucitmàn) costruite dai cantieri britannici White di Cowes (8). Nel
1931-32, infine, la Marina argentina si dotò delle sue prime unità
subacquee rivolgendosi, per la loro realizzazione, nuovamente alla
cantieristica italiana: dagli scali della Tosi di Taranto scesero in
mare i sommergibili Salta, Santa Fé e Santiago del Estero (analoghi ai
contemporanei "Settembrini" della Regia Marina) che, per via della loro
origine, furono sempre noti negli ambienti dell'ARA come "los Tarantinos".

Uno dei
gruppi di turbine a vapore del 25 de Mayo in fase di montaggio nel
Cantiere Orlando di Livorno.

Il 25 de
Mayo pronto al varo a Livorno nell'agosto 1929.

La stessa
unità poco dopo aver lasciato lo scalo di costruzione l'il agosto 1929 (Coli.
E. Bagnasco).

Genova, Cantiere della
Foce, 28 settembre 1929. Il varo dell'incrociatore Almirante Brown,
l'ultima unità costruita dal cantiere genovese i cui scali, poco tempo
dopo, verranno smantellati per consentire l'espansione urbanistica della
città nella zona della foce del torrente Bisagno (g.c. Biblioteca "A.
Maj", Bergamo, Fondo Occhini).

Nel
1931-1932 entrarono in linea con l'Armada Republica Argentina i tre
sommergibili Salta, Santa Fé e Santiago del Estero, varati dai cantieri
Tosi di Taranto. In questa immagine della metà degli anni Trenta, il
Santa Fé è ripreso in manovra in un porto argentino con, sullo sfondo,
una delle due "dreadnought" tipo "Moreno" (Moreno e Rivadavia) di
costruzione statunitense (Foto www.histarmar.com.ar/).

Il piano
semplificato della protezione degli incrociatori 25 e Mayo e Abiurante
Brown.

L´Almirante Brown in una foto del 1931. L'assenza di una qualsiasi
bandiera nazionale (con una sola bandiera, probabilmente "di cantiere"
in testa all'albero di maestra), fa ritenere probabile che l'immagine
sia stata scattata durante le prove, prima della consegna alla Marina
argentina, avvenuta il 5 luglio 1931 (g.c. Biblioteca "A. Maj", Bergamo,
Fondo E. Occhini).

Il 25 de
Mayo durante una delle ultime uscite per prove nell'imminenza della
consegna, che avverrà il 5 luglio 1931 (Coli. E. Bagnasco).

Un'altra
immagine della stessa unità scattata nella medesima occasione della foto
precedente.
L'elemento di maggior rilievo del
programma navale del 1926 (finanziato con 75 milioni di pesos dell'epoca)
era però costituito dalla normativa che autorizzava l'ordinazione,
sempre presso cantieri esteri, di tre moderni incrociatori tipo
"Washington" che sarebbero andati ad affiancare le due corazzate Moreno
e Rivadavia, rimodernate tra il 1924 e il 1926 (9), nella compagine
della Marina argentina.
Le motivazioni strategiche all'origine di
questo impegnativo programma erano costituite dalla volontà argentina di
acquisire la leadership navale nel "Cono Sud" dell'America meridionale,
in un contesto che vedeva analogamente impegnati tanto il Cile quanto il
Brasile. La Marina cilena, infatti, aveva in linea dal 1920 la corazzata
Almirante Latorre, senza dubbio la più potente nave da battaglia del
continente (10), mentre il Brasile - in aggiunta alle "dreadnought"
Minas Geraes e Sao Paulo - avrebbe ben presto immesso in servizio
quattro sommergibili, anch'essi di costruzione italiana.
Dopo una lunga e serrata competizione
internazionale a cui parteciparono anche cantieri giapponesi, francesi,
inglesi e americani, la commessa per i tre incrociatori fu aggiudicata
ai Cantieri Navali Orlando di Livorno. Il relativo contratto fu siglato
a Londra, il 5 maggio 1927 dall'ammiraglio Ismael Galindez (capo della
Commissione Navale Argentina in Europa) e dall'ingegner Luigi Orlando,
presidente della società proprietaria dei cantieri (11). Poco dopo,
l'eccessiva ambiziosità del programma navale di Buenos Aires rese
necessaria la riduzione a due del numero delle navi, la prima delle
quali sarebbe stata costruita a Livorno e la seconda, in contemporanea,
a Genova nel Cantiere Navale della Foce, anch'esso di proprietà della
famiglia Orlando (12).

L´Almirante Brown (in primo piano) e il 25 de Mayo (sullo sfondo),
consegnati all'Armada Republica Argentina il 5 luglio 1931, giungono a
Buenos Aires, accolti da una grande folla, il 15 settembre 1931 (Foto
www.histarmar.com.ar/).

L´
Almirante Brown (in primo piano) e il 25 de Mayo, all'inizio degli
anni Trenta, con il gran pavese a riva in occasione di una festività
nazionale. Ancorché costruiti in cantieri diversi, i due incrociatori
erano praticamente uguali e, all'entrata in servizio, le uniche
differenze erano riscontrabili in minimi particolari delle battagliole
delle piattaforme sull'alberatura e in alcuni elementi dell'allestimento
della piccola tuga posizionata posteriormente al tripode poppiero (g.c.
Biblioteca "A. Maj", Bergamo).
Nel luglio del 1927 furono comunicati i
nomi assegnati ai due incrociatori: 25 de Mayo per l'unità da costruirsi
a Livorno e Almirante Brown per quella di Genova. I due nomi,
tradizionali e più volte ripetuti in passato nell'onomastica navale
argentina, ricordavano - rispettivamente - la data del 25 maggio 1810 (istituzione
del primo governo autonomo a Buenos Aires, al termine della "Revolucion
de Mayo"), e l'ammiraglio William Brown (1777-1857) che, irlandese di
nascita, divenne il primo Capo di Stato Maggiore della Marina argentina,
comandandone le unità nella guerra per l'indipendenza dalla Spagna e nei
successivi conflitti contro Brasile e Uruguay (13).
La prima unità di cui venne avviata la costruzione fu YAlmirante Brown,
impostato a Genova il 12 ottobre del 1927; la cerimonia - svoltasi alla
presenza di autorità italiane e argentine - ebbe luogo in concomitanza
con l'inaugurazione, nella centrale piazza Tommaseo, del monumento
equestre al generale Manuel Belgrano (1770-1820), eroe della guerra
d'indipendenza argentina e ideatore della bandiera nazionale, il cui
padre - ligure di nascita - si era trasferito nel paese sud-americano
dopo la metà del Settecento. Il 25 de Mayo fu impostato il successivo 28
novembre, sullo stesso scalo dei Cantieri Orlando di Livorno da cui,
poche settimane prima (il 4 ottobre), era sceso in mare l'incrociatore
pesante Trento.
Per via di una serie di difficoltà economiche da parte argentina, che
portarono al ritardo di alcuni pagamenti "a stato avanzamento lavori", i
tempi di costruzione dei due incrociatori superarono i due anni
inizialmente previsti in sede di contratto. Il 25 de Mayo fu varato 1*11
agosto 1929 e YAlmirante Brown il successivo 28 settembre (14); entrambe
le unità furono ufficialmente consegnate all"'Armada Republica
Argentina" - rispettivamente a Livorno e a Genova - nel corso di due
distinte cerimonie tenutesi, contemporaneamente, il 5 luglio 1931.

Evoluzione
dell'aspetto esterno. Legenda:
(a) Sostituzione nel 1950 delle sei vecchie mitragliere da 40/39 con
quattro impianti binati di armi "Bofors" da 40/56.
(b) Sostituzione nel 1956 dei sei cannoni binati da 102/45 con sei
impianti binati di mitragliere "Bofors" da 40/56.
Descrizione tecnica
Anche se talune fonti tendono a considerare 25 de Mayo e Almirante Brown
come una versione in scala ridotta dei due "Trento", le differenze tra i
due gruppi di unità erano notevoli, inparticolare dal punto di vista
concettuale e in ragione - soprattutto - del prevedibile (e diversissimo)
impiego previsto, per ciascuna classe, dall'ARA e dalla Regia Marina.
Il progetto dei "Trento" (1923) era
dovuto al Comitato Progetti Navi, all'epoca sotto la guida del Tenente
Generale del genio Navale Filippo Bonfiglietti; le due unità {Trento e
Trieste) ebbero a soffrire dei difetti tipici delle prime serie di
incrociatori tipo "Washington" realizzati da pressoché tutte le
principali Marine: dalla scarsa protezione (sacrificata in favore di un
apparato motore sovrapotenziato), all'eccessivo armamento e a doti di
autonomia, almeno per quanto riguarda le unità italiane, non certo
eccezionali.
Tuttavia, nel realizzare come private
venture il progetto dei due incrociatori argentini, il Cantiere Orlando
fece proprie diverse caratteristiche dei "Trento": alcune sicuramente
positive (prora "a bulbo" e linee di carena molto avviate e adatte alle
elevate velocità), altre discutibili (tubi lanciasiluri in posizione
fissa e sistemazioni aeronautiche all'estrema prora), altre ancora
riferite ad aspetti generali del design e dell'allestimento (torrione e
plancia comando, forme del fumaiolo, alberatura ecc.) comuni ad entrambe
le classi.

AImirante
Brown nel 1935. Si i che, a differenza dei primi i attività, il nome
dell'unità 9 è più presente all'estrema ma è riportato, una decina netri
più verso proravia, su rambi i lati dello scafo (g.c. lioteca "A. Ma,j".
Bergamo, Fondo E. Occhini).
Lo scafo dei due incrociatori argentini -
a differenza di quello dei "Trento" che era del tipo flush deck -
presentava un lungo castello di prora, esteso verso poppa per circa tre
quarti della lunghezza della nave; le linee della prora erano eleganti
con un tagliamare sensibilmente arcuato, i masconi piuttosto "stellati",
il "cavallino" non eccessivo e la poppa del tipo "a incrociatore". Le
forme dell'opera viva, sperimentate alla vasca navale di Vienna, erano
ottimizzate per l'alta velocità, con un bulbo prodiero di generose
dimensioni; le appendici di carena erano costituite da due alette di
rollio (tra l'ordinata 20 AD e l'ordinata 30 AV) e da un unico grande
timone semicompensato: la parte esterna degli assi portaelica era
sostenuta da due bracci a "V" e le eliche erano tripala, da 4,06 m di
diametro.
Il rapporto lunghezza/larghezza del 25 de
Mayo e dell'Almirante Brown era pari a 9,66, mentre il rapporto tra la
potenza dell'apparato motore e il dislocamento a p.c. (8.800 t)
ascendeva a 9,65 (15). Tuttavia, la necessità di mantenere i costi (e
quindi il dislocamento nonché le dimensioni) entro limiti accettabili,
portò alla nascita di unità che - sebbene parecchio al di sotto dei
limiti massimi imposti dal trattato di Washington - risultarono
piuttosto "sovraccaricate" e, come vedremo in seguito, affette da una
stabilità trasversale non elevata.
Sul ponte di castello, una lunga tuga si
estendeva dalla barbetta della torre sopraelevata prodiera sino a
poppavia della mezzanave; procedendo verso poppa, sul cielo della tuga
si incontravano - nell'ordine - la plancia comando (su due livelli,
sovrastata dalla Stazione di Direzione del Tiro (SDT) secondaria), il
tripode prodiero (alla cui sommità trovava sistemazione la SDT
principale, a sua volta installata su una struttura a tronco di cono
rovesciato, molto simile a quanto realizzato sui "Trento"), e l'unico
fumaiolo, piuttosto basso e dalla base ampiamente svasata.
Il tripode poppiero era posizionato sul
ponte di castello e al suo tronco principale era fissato il picco di
carico per la movimentazione delle imbarcazioni di servizio; ancora più
verso poppavia sorgeva una piccola tuga, su cui erano installati un
telemetro e altre apparecchiature ottiche per la direzione del tiro
dell'armamento secondario.
Nella parte prodiera dello scafo, sui ponti di coperta, di primo e di
secondo corridoio, erano sistemati i locali equipaggio e gli alloggi dei
sottufficiali; i camerini degli ufficiali si trovavano invece a poppa,
sul ponte di primo corridoio.

All'epoca
dell'entrata in servizio, 25 de Maya e Almirante Brown imbarcavano un
idroricognitore Vought 02U "Corsair", di cui, da qualche tempo, alcuni
esemplari erano già in servizio con L´ARA. In questa immagine del 1933,
un "Corsair" dell'"Aviación Naval" viene approntato per il ricovero a
terra in una stazione idrovolanti della Marina argentina (Foto
www.histarmar.com.ar/).

Il 25 de
Mayo sul finire del 1939, al termine della prima fase dei grandi lavori
nel corso dei quali venne installata al centro la catapulta "Ransomes &
Rapier" di produzione britannica e il fumaiolo fu rialzato di circa
quattro metri (Foto www.histarmar.com.ar/).

L´Almìrante Brown a New York nel 1949. Si noti l'idrovolante Supermarine
"Walrus" sulla catapulta (Foto www.histarmar.com.ar/).

Sostituzione delle armi da 190/52 della torre sopraelevata prodiera del
25 de Mayo. Si noti la sistemazione "a culla unica" delle due canne,
tipica di numerose artiglierie navali di medio calibro italiane
dell'epoca (Foto www.histarmar.com.ar/).

Le
torri prodiere del 25 de Mayo, qui alla massima elevazione di 46°,
durante una "serie di tiro" nel corso delle prove antecedenti la
consegna all'ARA dell'unità (Foto www.histarmar.com.ar/).

Le
complesse operazioni per il recupero dell'idrovolante 02U "Corsair" con
l'utilizzo del picco di carico "a scomparsa" sistemato sul castello a
prora. Si noti, sulla mezzeria, la rotaia della catapulta (Foto
www.histarmar.com.ar/).

Successivamente al ciclo di grandi lavori del 1939, le due unità
imbarcarono l'idrovolante da ricognizione Grumman J2F "Duck", di cui
l'ARA acquisì 30 esemplari in due diverse versioni (Foto
www.histarmar.com.ar/).
L'apparato motore era posizionato a
centronave, con sei caldaie tipo "Yarrow" accoppiate a due a due in tre
distinti locali, seguiti a poppavia dal locale macchine dove trovavano
sistemazione due gruppi turboriduttori "Parsons" di produzione Tosi, i
turbo-generatori, e altri macchinari ausiliari (16). La potenza massima
erogata dall'apparato propulsivo era di 85.000 cavalli.
La protezione, analogamente ai "Trento",
era limitata a determinate aree ed era composta da piastre di ridotto
spessore. Una corazzatura verticale da 70 mm si estendeva - all'altezza
del galleggiamento - a difesa dei depositi munizioni prodiero e poppiero
e dei locali caldaie e macchine; il ponte di coperta era protetto da una
leggera corazzatura da 30 mm, al pari del locale agghiaccio del timone a
poppavia. La corazzatura delle torri dell'artiglieria principale era
realizzata con piastre da 50 mm; la protezione del torrione corazzato (all'interno
della plancia comando) e la SDT (Stazione Direzione Tiro) secondaria,
infine, erano protetti con corazzature da 65 mm di spessore (17).
Una delle più notevoli differenze tra i
"25 de Mayo" e i "Trento" era riscontrabile nell'armamento, principale e
secondario, poiché le minori dimensioni delle unità argentine non
avrebbero reso possibile - in particolare - l'imbarco di torri binate da
203/50 come sugli incrociatori italiani. Nello stabilimento Vickers-Terni
(poi OTO) della Spezia fu quindi sviluppato il progetto di un nuovo
cannone da 190 mm (lungo 52 calibri) prevedendo l'imbarco, su ciascuna
unità, di tre torri binate (due a prora sul ponte di castello, con la
seconda in posizione sopraelevata, ed una sul ponte di coperta a poppa,
posteriormente alla tuga con cui terminava il lungo castello di prora).
Purtroppo, non è stato rintracciato alcun genere di documentazione
tecnica su questa arma (18), ed è quindi soltanto ipotizzabile che le
sue prestazioni possano essere state, verosimilmente, valutate inferiori
di circa un 15/20% a quelle dei contemporanei cannoni da 203/50 dei
"Trento", ovvero gittata massima attorno ai 23 / 25.000 metri e ritmo di
fuoco di circa quattro colpi al minuto.
Dall'esame della documentazione
fotografica, peraltro, è possibile verificare che gli impianti binati,
la cui elevazione massima era di 46°, erano del tipo "a culla unica" al
pari delle altre artiglierie navali italiane di medio calibro dell'epoca.
Il disegno esterno delle torri era diverso da quello degli impianti
dell'artiglieria principale dei "Trento", anticipando - sotto taluni
aspetti - le linee che avrebbero contraddistinto le torri da 152 mm dei
successivi incrociatori leggeri tipo "Montecuccoli" e "Duca d'Aosta".
Le SDT principale e secondaria
disponevano di telemetri da 6 metri di base; ulteriori telemetri per la
direzione del tiro "locale", oppure nel caso di danni o avaria alle due
altre SDT, erano sistemati all'interno di ogni torre dell'artiglieria
principale, con la parte esterna delle ottiche protetta da apposite "cuffie"
corazzate.
Anche per l'armamento secondario, la OTO
sviluppò un nuovo pezzo di artiglieria, ispirandosi - con ogni
probabilità - al cannone navale da 102/45 già realizzato dall'Ansaldo,
su progetto Schneider-Armstrong, nel 1918-19 (19). Il 25 de Mayo e
YAlmirante Brown imbarcarono, tre per lato, sei impianti binati da
102/45 a culla unica su affusti di nuova concezione; al fine di ottenere
un uso ottimale delle armi in funzione antiaerei, gli impianti erano
installati su appositi tamburi che - sopraelevando l'asse degli "orecchioni"
(collegamenti tra la culla e l'affusto) - consentivano alla massa
oscillante di disporre di un alzo maggiorato.L'armamento era infine
completato da sei mitragliere da 40/39 singole Vickers-Terni modello
1915, sistemate all'estremità poppiera del ponte di castello, e da due
impianti lanciasiluri trinati da 533 mm installati - in posizione fissa
perpendicolarmente all'asse longitudinale - sul ponte di coperta, in
appositi locali al di sopra del locale macchine (20).
All'entrata in servizio, le sistemazioni
aeronautiche erano del tutto analoghe a quelle delle unità italiane
dell'epoca, con una catapulta ad aria compressa tipo "Gagnotto"
installata longitudinalmente sul ponte di castello, all'estrema prora.
L'idroricognitore imbarcato (inizialmente un Vought 02U "Corsair")
veniva ricoverato in un hangar ricavato al di sotto del ponte di
castello: ampi portelli scorrevoli consentivano l'apertura del cielo
dell'hangar e il velivolo poteva essere sollevato in coperta a mezzo di
un apposito picco "a scomparsa", della portata di due tonnellate.

Una foto
scattata nel 1946 dall'allora "Teniente de Fragata" ing. Alberto Jorge
Geneau dall' estrema poppa del 25 de Mayo, in navigazione al largo della
Patagonia. È evidente la notevole tendenza a rollare di queste navi,
anche con mare poco mosso (evento abbastanza raro per quelle latitudini).
Si noti un'onda che frange tra il ponte di coperta e il raccordo con il
castello di prora, con il conseguente rischio di allagamento dei locali
contigui al portello aperto visibile nella fotografia (Arch. Geneau, via
www.histarmar.com.ar/).

Contemporaneamente all'entrata in servizio dell'incrociatore La
Argentina (di costruzione britannica), la Marina di Buenos Aires immise
in servizio una decina di idroricognitori Supermarine "Walrus". In
questa immagine dei primi anni Quaranta è raffigurato un "Walrus" a
bordo del La Argentina; tuttavia, sino ai primi anni Cinquanta, questo
velivolo fu utilizzato anche a bordo del 25 de Mayo e dell'Ammirante
Brown che, nel corso dei lavori del 1939, avevano imbarcato una
catapulta analoga a quella del La Argentina (Foto www.histarmar.com.ar/).

Il piano
delle ordinate del 25 de Mayo. Originale "di cantiere" firmato dall'ing.
Luigi Orlando.
Modifiche e ammodernamenti
Sin dai primi anni di attività operativa
del 25 de Mayo e dell'Almirantye Brown, e - segnatamente - nelle
particolari condizioni meteorologiche dell'Atlantico meridionale, fu
subito evidente che la posizione della catapulta sul castello di prora
riduceva in misura notevole le possibilità di lancio e di recupero
dell'idroricognitore imbarcato. Nel 1937, pertanto, si procedette allo
sbarco della catapulta e, negli spazi del sottoponte già occupati
dall'hangar, fu così possibile ricavare ulteriori alloggi per
sottufficiali e comuni.
Nel 1939, nell'arsenale di Rio Santiago, i due incrociatori furono
sottoposti a un ciclo di grandi lavori di ammodernamento (21) al termine
dei quali le due unità rientrarono in squadra notevolmente modificate.
Innanzitutto, sul cielo della porzione poppiera della tuga, a poppavia
del fumaiolo e al di sopra di una bassa struttura ciilindrica, venne
installata una catapulta prodotta dall'azienda britannica "Ransomes &
Rapier" di Ipswich, dello stesso modello che - all'epoca - equipaggiava
svariate classe di incrociatori britannici ("Leander", "Perth", "Arethusa"
ecc.) e che era anche imbarcata sull'incrociatore La Argentina, entrato
in servizio nella Marina argentina (ARA) il 31 gennaio 1939 (22).
La catapulta, in posizione sicuramente più razionale e protetta,
consentiva il lancio degli idrovolanti Supermarine "Walrus" e Grumman
J2F "Duck" che, tra il 1939 e il 1940, erano stati acquistati per
l'"Aviación naval" dell'ARA (23).
L'installazione della catapulta rese necessario, a poppavia della tuga,
l'imbarco di una gru di grandi dimensioni destinata alla movimentazione
tanto del velivolo quanto delle imbarcazioni di servizio. Il tripode
poppiero fu eliminato e sostituito con un albero più basso e dalla
struttura più leggera, rinforzato da due montanti e fornito - a metà
altezza - di una piattaforma su cui trovavano sistemazione i due
proiettori già installati (in analoga posizione) sul tripode originario.
Di conseguenza, sul lato posteriore del tripode prodiero, fu installato
un alberetto alto una quindicina di metri al cui pennone erano fissate
le drizze per le bandiere da segnalazione e alla cui sommità si
trovavano alcuni fanali e le luci per la navigazione notturna in
formazione.

|
Incrociatori 25 de Mayo e Almirante Brown |
| |
Impostazione |
Varo |
e.i.s. |
Radiazione |
| 25 de Mayo |
28-XI-1927 |
11-VIII-1929 |
5-VIII-1931 |
V-1960 |
| Cantiere Orlando-Livorno |
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
| Almirante Brown |
12-X-1927 |
28-IX-1929 |
5-VII-1931 |
V-1960 |
| Cantiere della
Foce - Genova |
|
|
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Dislocamento (t): standard 6.800, in carico normale 8.200. a pieno
carico 8.800
Lunghezza (m): f.t. 171, p.p. 163,2
Larghezza (m); 17,7
Immersione max (m): 4,93
Apparato motore: sei caldaie a tubi d'acqua tipo "Yarrow" e due gruppi
turboriduttori Parsons (costr.
Tosi)
Potenza (hp): 85.000 - 2 assi
Velocità (nd): max 32
Autonomia (mg): 8.000 a 14 nodi
Combustibile (t): 1.800 (max. 2.000)
Armamento (mm): [1931] 6 cannoni da 190/52 (3 x II), 12 da 102/45 (6 x
II), 6 mg. da 40/39 (6 x I),
6 tls fissi da 533 mm (2 x III), una catapulta e uno/due idrovolanti.
[1956]: 6 cannoni da 190/52 (3 x
II), 20 mg. da 40/56 (10 x II), 6 tls fissi da 533 mm (2 x IH), una
catapulta e uno/due idrovolanti.
Protezione (mm): cintura corazzata 70, ponte di coperta e locale
agghiaccio 30, barbette e torri del
calibro principale 50, torrione di comando e SDT secondaria 65. |

Un
impianto binato OTO da 102/45 h.ìi., già imbarcato sull'incrociatore
Almirante Brown, oggi conservato al "Museo Naval de la Nacion" di Tigre
(Buenos Aires). (Foto www.histarmar.com.ar/).

Due
immagini dett'Almirante Brown all'ormeggio nell'arsenale di Puerto
Belgrano il 15 dicembre 1943. Nella prima si mette a mare l'idrovolante
e nella seconda un'imbarcazione.


Un
particolare del centro-nave iWW \lmiiantc Brown nel 1943.
Nel corso del medesimo ciclo di lavori,
il fumaiolo fu sopraelevato di circa quattro metri, per meglio
convogliare i fumi di scarico delle caldaie al di sopra dell'alberatura
e delle ottiche per la direzione del tiro.
Queste modifiche, con l'aggiunta di pesi
nella parte alta della costruzione, andarono ad influire negativamente
sulla stabilità delle navi, non ottimale sin dal momento dell'entrata in
servizio: evidentemente, il 25 de Mayo e l'Almirante Brown erano nati
con un'altezza metacentrica piuttosto contenuta (24) e i lavori del 1939
resero la situazione ancora più deficitaria. Prova ne sono alcune
fotografie che mostrano le due unità, in navigazione, sottoposte a forte
rollio pur in presenza di un mare che appare quasi calmo, e le
testimonianze di alcuni membri dell'equipaggio relative al fatto che -
durante le rollate - diversi camerini e locali del sottocastello e del
ponte di corridoio (tanto a prora come a poppa) venivano resi inagibili
dall'acqua che inondava la coperta ed entrava all'interno dello scafo
attraverso tambucci e portellerie (25).
Nel 1949, quasi alla sommità
dell'alberetto prodiero, fu installato un radar di navigazione tipo
"268" di produzione britannica; l'anno successivo, le sei vecchie
mitragliere da 40/39 furono sostituite con quattro armi automatiche
binate Bofors da 40/56 e - nel 1956 - vennero sbarcati i sei impianti
binati da 102/45 rimpiazzandoli con altrettante mitragliere binate
Bofors, sempre da 40/56, asservendo i dieci impianti ora presenti a
bordo, per la direzione del tiro antiaerei, a "colonnine"di punteria
tipo Mk.51 di produzione statunitense (26).
Attività operativa
Dopo la consegna alla Marina argentina (5
luglio 1931), il 25 de Mayo e l'Almirante Brown svolsero una serie di
prove nelle acque italiane raggiungendo Buenos Aires il successivo 15
settembre. La navigazione verso l'America meridionale fu però interrotta
da alcune avarie all'apparato motore di entrambe le unità, costrette a
far scalo a Gibilterra per provvedere alle riparazioni più urgenti (27).
Nel corso degli anni Trenta, i due
incrociatori parteciparono all'attività addestrativa della Squadra
argentina, effettuando nel contempo numerose visite in porti e basi
navali di altri paesi sud-americani. Nel dicembre 1936, durante la
guerra civile spagnola, il 25 de Mayo fu inviato nelle acque iberiche in
appoggio agli interessi argentini, prestando - in questo ruolo -
assistenza a numerosi profughi e rifugiati.
Il 3 ottobre 1941, nel corso di
un'esercitazione notturna, YAlmirante Brown investì il
cacciatorpediniere Corrientes che affondò poco dopo per i danni subiti
(28); nella medesima circostanza, l'incrociatore entrò anche in
collisione con la corazzata Rivadavia, riportando gravi danni che resero
necessari tre mesi di riparazioni in un bacino dell'arsenale di Puerto
Belgrano.
Sino al 1945, l'attività operativa
dell'intera ARA risultò fortemente ridotta poiché le vicende della
seconda guerra mondiale avevano reso problematici per l'Argentina, come
per altri paesi neutrali, gli approvigionamenti di combustibili e
lubrificanti (29).
Nel dopoguerra - nell'ambito di una
migliorata situazione economica - ripresero anche le attività navali
argentine e, già nel novembre 1946, 25 de Mayo e Almirante Brown (insieme
alla corazzata Moreno e a sette cacciatorpediniere) parteciparono nelle
acque di Valparaiso alla rivista navale tenuta in occasione
dell'elezione del presidente cileno Gabriel Gonzalez Videla.

Valparaiso (Cile),
novembre 1946. La squadra navale argentina all'ormeggio. Al largo, la
nave da battaglia Moreno; ormeggiati all'interno del frangifrutti,
all'estrema destra, il 25 de Mayo e L´Almirante Brown (Arch. Geneau, via
www.histarmar.com.ar/).
Nel 1948 le due unità, inserite in un
gruppo navale al comando dell'ammiraglio Carranza, presero parte ad un
ciclo di manovre nello stretto di Bransfield (tra la Penisola Antartica
e le Shetland meridionali), tese a riaffermare la presenza argentina
nelle acque dell'Antartide e nella zona limitrofa dell'Oceano Atlantico.
L'anno successivo, YAlmirante Brown
visitò gli Stati Uniti, facendo scalo a New York e - il 20 aprile 1950 -
fu la prima unità della Marina argentina su cui appontò sperimentalmente
un elicottero, nella fattispecie uno dei sei Bell 47D in dotazione
aìVAviación Naval sin dal 1947.
L'attività dei due incrociatori prosegui
per tutti gli anni Cinquanta, ma successivamente all'entrata in servizio
nel 1951 dei due incrociatori 17 de Octubre e 9 de Julio (ex-statunitensi
Boise CL-47 e Phoenix CL-46, appartenenti alla classe "Brooklyn") - più
moderni e armati con 15 pezzi da 152 mm in cinque torri trinate - 25 de
Mayo e Almirante Brown iniziarono a venire destinati a compiti di
seconda linea (30).
Nel 1960, infine, i due incrociatori di
costruzione italiana - sicuramente tra le più eleganti unità di ogni
tempo a prestare servizio con L´Armada Republica Argentina - furono
radiati e venduti per la demolizione. Era però destino che la storia di
queste navi si concludesse in Italia, dove era iniziata più di
trent'anni prima: il 25 de Mayo e l'Almirante Brown furono infatti
acquistati da un'impresa di demolizioni navali della Spezia, che
procedette al loro smantellamento in quel porto ligure tra il 1961 e il
1962.
M. Brescia

Gli
incrociatori 25 de Mayo (a sinistra) e Almirante Brown a Valparaiso (Cile)
nel 1946 in occasione della rivista navale per l'elezione del presidente
cileno Gonzales Videla (Foto www.histarmar.com.ar/).

Un
particolare dtìi'Almìrante Brown nel dicembre 1943.

Il 25 de
Mayo in demolizione alla Spezia nel 1961 (Foto G. Ghiglione).
Note
(1) Si veda riquadro a pag. 39.
(2) La lunghezza dei due incrociatori argentini superava di una trentina
di metri quella de L´ Averoff, ma il dislocamento di quest'ultimo (9.960
t in carico normale) era di circa 1.300 t maggiore rispetto a quello del
25 de Mayo e dell´ Almirante Brown.
(3) Bagnasco, E. e Rastelli, A., Le costruzioni navali italiane per
l'estero (op. cit. in bibliografia).
(4) Nella parte centrale del secolo XIX l'Argentina fu protagonista di
numerosi conflitti e situazioni di attrito internazionale: guerre contro
il Brasile (1827), Bolivia e Uruguay (a più riprese tra il 1839 e il
1852) e contro il Paraguay (1865-1870), nonché prolungate tensioni con
Stati Uniti, Francia e Inghilterra tra il 1838 e il 1845.
(5) Corvetta Argentina, rimorchiatore Azopardo e incrociatore Patagonia.
(6) Kasuga e Nisshin (Giappone), Cristobal Colon (Spagna), Garibaldi,
Varese e Francesco Ferruccio (Italia). Sulle quattro unità argentine, in
particolare, si veda: G. von Rauch, Cruisers far Argentina, in "Warship
International" n° 4/1978. Le unità argentine operarono lungamente, e
l'ultima ad essere radiata fu il Pueyrredon, demolito a Vado Ligure nel
1957.
(7) Moreno e Rivadavia, costruite - rispettivamente - dai cantieri New
York Shipbuilding Corp. di New York e Fore River di Quin-cy, derivavano
per numerosi aspetti dalle due navi da battaglia statunitensi Wyoming e
Arkansas del 1911-1912.
(8) Si trattava di unità molto simili ai contemporanei caccia tipo "A"
della Royal Navy.
(9) Moreno e Rivadavia furono sottoposte, nell'Arsenale di Boston (USA),
ad un ampio ciclo di lavori di ammodernamento nel corso dei quali
l'alimentazione delle caldaie venne modificata da carbone a nafta;
inoltre, si procedette alla sostituzione dell'alberatura e all'imbarco
di cannoni antiaerei da 76 mm.
(10) Si trattava della ex-britannica Canada: dislocamento 32.000 t a p.c.
e armata con 10 cannoni da 356 mm in cinque torri binate. Si veda in
proposito: Brescia, M.: Le navi da battaglia britanniche della Grande
Guerra, in "STORIA militare" n° 114 -marzo 2003.
(11) Luigi Orlando era succeduto nella carica al senatore Salvatore
Orlando, improvvisamente deceduto poco meno di un anno prima.
(12) L'incrociatore "genovese" fu l'ultima unità costruita dal Cantiere
della Foce (ubicato, per l'appunto, nei pressi della foce del torrente
Bisagno) che, dopo il 1931, sarebbe stato smantellato per consentire lo
sviluppo urbanistico della città nella zona delle attuali "Fiera del
mare" e Piazza Rossetti. Va inoltre ricordato che nel 1929, mentre era
in corso la costruzione delle due unità, venne fondato il Gruppo OTO,
originato dall'accorpamento delle preesistenti attività dei Cantieri
Oderò di Sestri Ponente, delle Acciaierie Terni, dello stabilimento
della Vickers-Terni della Spezia e del Cantiere Orlando di Livorno.
(13) Il nome 25 de Mayo fu successivamente assegnato ad una portaerei in
servizio tra il 1968 e il 1997 (ex-britannica Venerable del 1942-45).
Una fregata di costruzione tedesca tipo "Meko 360", in servizio dal
1983, porta invece - attualmente - il nome di Almirante Brown.
(14) È questa la data riportata dall'edizione 1950-51 del Jane's;
l'edizione del 1958-59 indica invece la data del 29 settembre.
(15) Per raffronto, i medesimi dati dei "Trento" erano - rispettivamente
- 9,54 e 11,11. Le unità italiane fruivano pertanto, in proporzione, di
circa il 15% in più di potenza dell'apparato motore rispetto a quelle
argentine.
(16) Nel locale macchine si trovavano
anche i condensatori e i distillatori per la produzione di acqua di
alimento per le caldaie.
(17) Si tratta di valori analoghi a quelli dei "Trento" per quanto
riguarda la protezione verticale, ma le unità italiane - ancorché non
eccessivamente protette -erano dotate di un ponte di batteria corazzato
da 50 mm, mentre gli spessori della protezione delle barbette e del
torrione di comando erano, rispettivamente, di 70 e 100 mm. Sui
"Trento", le torri dell'armamento principale erano protette con piastre
da 100 mm.
(18) L'Archivio Storico della OTO-Melara, contattato dall'autore, ha
riferito di non conservare traccia di progetti e documentazione tecnica
relativi al cannone da 190/52; ad analoghi risultati hanno purtroppo
portato ricerche condotte in Argentina presso il Departamento de
Estudios Historicos Navales dell'ARA e al Museo Naval de la Nacion di
Tigre (Buenos Aires).
(19) Nella Regia Marina, le uniche unità ad imbarcare il 102/45 binato
furono le quattro torpediniere (ex et) della classe "Curta-tone". La
stessa arma, in impianti singoli da coperta, fu largamente usata per
l'armamento del naviglio mercantile maggiore e degli incrociatori
ausiliari. Si veda: E. Bagnasco, Le armi delle navi italiane nella
seconda guerra mondiale, Parma, Albertelli, 2a rist. 2007.
(20) Analoga soluzione era stata studiata per i tubi lanciasiluri dei
"Trento" (due impianti binati per lato), installando però le armi -essendo
lo scafo flush deck - sul ponte di primo corridoio.
(21) Le fonti non sono univoche sull'argomento, l'ammodernamento delle
due unità avrebbe potuto aver luogo anche nella base navale di Puerto
Belgrano.
(22) Nel 1935 l'Armada Repu-blica Argentina era finalmente riuscita a
reperire i fondi per la costruzione di un terzo incrociatore, ma questa
volta la costruzione fu affidata al cantiere britannico Vickers-Armstrong
di Barrow-in-Furness. L'incrociatore La Argentina derivava dagli "Artehusa"
della Royal Navy e -sovente impiegato anche in funzione di nave scuola -
operò ininterrottamente sino alla sua radiazione, avvenuta nel 1974.
(23) L'ARA ricevette, complessivamente, 30 "Duck" e una decina di "Walrus".
24) Intendendo per metacentro il centro di curvatura della superficie di
carena di uno scafo sottoposto a inclinazione, si definisce altezza
metacentrica (r - a) di uno scafo la distanza verticale tra il centro di
gravità della nave e il metacentro. Valori deficitari dell'altezza
metacentrica interagiscono notevolemente sulle caratteristiche di
stabilità di uno scafo, allungando i tempi necessari al "raddrizzamento"
dopo una rollata e andando a influenzare le generali doti di tenuta al
mare del bastimento.
(25) Corrispondenza del marzo 2007 con l'ing. Alberto Jorge Geneau, già
imbarcato sul 25 de Mayo nel 1946 con il grado di Temente de Fragata (tenente
di vascello) del Genio Navale.
(26) La sostituzione con i Bofors dei cannoni binati da 102/45 ebbe
anche lo scopo di ridurre i pesi nella parte alta delle due unità.
Converrà ricordare che, proprio per evitare un'ulteriore riduzione della
stabilità, gli impianti da 102/45 non furono mai dotati di scudatura.
(27) L'Ing. Geneau (si veda nota 25) riporta che "...Estos cruce-ros
teni'an cierta fama de 'talleri-stas' (unità soggette a frequenti avarie
- n.d.a.) y sufrieron en su larga trayectoria varias modifica-ciones y
reparaciones importan-tes...".
(28) Il Corrientes faceva parte della classe "Buenos Aires" (Buenos
Aires, Corrientes, Entre Rios, Misiones, San Juan, San Luis e Santa
Cruz), sette cacciatorpediniere costruiti in Gran Bretagna ed entrati in
servizio nel 1938, analoghi ai contemporanei "G" della Marina inglese.
Le sei restanti unità furono radiate nel 1971-73.
(29) Dopo aver a lungo manifestato simpatie filo-tedesche, l'Argentina
dichiarò la guerra alla Germania e al Giappone solamente il 27 marzo
1944, ma si trattò, più che altro, di un atto "diplomatico" nei
confronti di Stati Uniti e Gran Bretagna, e le Forze Armate di Buenos
Aires non parteciparono attivamente agli eventi del conflitto.
(30) Va rimarcato che, per tutti gli anni Cinquanta, PARA mantenne in
linea cinque incrociatori: i due "25 de Mayo", i due "Brooklyn" (17 de
Octubre e 9 de Julió) e il La Argentina. Si trattava del gruppo di
superficie più potente tra le Marine dell'America meridionale, pur
considerando che - sempre nel 1951 - anche la Marina del Brasile e
quella del Cile avevano ricevuto due incrociatori tipo "Brooklyn"
ciascuna. Nel 1957, in seguito alla caduta del regime peronista, il 17
de Octubre ricevette il nuovo nome di General Belgrano, con cui è
passato alla storia dopo essere stato affondato nella guerra delle
Falkland (1982) da un sottomarino nucleare britannico.
Bibliografìa
Arguindeguy, RE., Apuntes sobre los Buques de la Armada Argentina
(1810-1970) (6 voli.), Buenos Aires, Departamento de Estudios Historicos
Navales, 1972
Bagnasco, E. e Rastelli, A., Le costruzioni navali italiane per l'estero,
allegato alla "Rivista Marittima" n. 12 (dicembre 1991)
Cariello, M. e Marchi, V., Cantiere F.lli Orlando, 130 anni di storia
dello stabilimento e delle sue costruzioni navali, Livorno, Belforte,
1997
Caso, J.C., The Argentine Navy's recent past in photographs, in "Warship
International" n° 1/1988
Gay, F., Incrociatori pesanti classe "Trento " ("Orizzonte Mare",
vecchia serie, voli. 4/1 e 4/II), Roma, Edizioni Bizzarri, 1975
Giorgerini, G, Gli incrociatori della seconda guerra mondiale, Parma,
Ermanno Albertelli Editore, 1974
Giorgerini, G e Nani, A., Gli incrociatori italiani, Roma, USMM, 1976.
Risorse internet:
http://www.histarmar.com.ar/
L'autore e "STORIA militare" desiderano
ringraziare quanti, mettendo a disposizione materiale tecnico e
documentazione iconografica con passione e generosità, hanno reso
possibile la realizzazione di questo articolo:
- Aldo Petrina (Trieste), la cui
competenza ha permesso di avviare le ricerche;
- Carlos Cal (Buenos Aires, Argentina), curatore dei siti
internet www.nuestromar.org e www.institutoaeronaval.org;
- ing. Alberto Jorge Geneau (Buenos Aires), già ufficiale del
Genio navale dell'ARA, facente parte dell'equipaggio del 25 de Mayo nel
1946;
- Joaquìn Marcelino lzquierdo (Madrid), che ha fornito i piani
costruttivi originali del 25 de Mayo, da lui reperiti al "Museo naval de
La Nacion " di Tigre (Buenos Aires);
- Rolando Maggi (Rosario, Argentina), direttore del Museo
Histórico Provincial de Rosario "Dr. Julia Marc'';
- Carlos Mey (Martinez, Argentina), curatore del sito internet
www.histarmar.com.ar/, sicuramente il più completo ed esaustivo sulla
storia e sulle unità della Marina argentina.
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