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HUMAITÀ
E PARAGUAY

La
cannoniera Humaità scende in mare dagli scali dei Cantieri Oderò di
Genova alla fine del 1930.
Due longeve cannoniere fluviali
costruite in Italia per la Marina di Asunciòn
MAURIZIO BRESCIA
La cantieristica militare italiana ha
sempre mantenuto stretti legami con le marine sudamericane e, già a
partire dagli ultimi anni del XIX secolo, le commesse provenienti
dall'America Latina portarono alla realizzazione di numerose unità, in
taluni casi tecnologicamente all'avanguardia per l'epoca della loro
costruzione. Valga per tutti, ad esempio, il caso dei quattro
incrociatori corazzati Garibaldi, Pueyrredon, San Martin e General
Belgrano, costruiti - tra il 1893 e il 1898 - dall'Ansaldo di Sestri
Ponente e dai Cantieri Orlando di Livorno per la Marina Argentina; tre
altre navi gemelle (Giuseppe Garibaldi, Varese e Francesco Ferruccio)
prestarono servizio nella Regia Marina, una quarta (Cristobal Colon) fu
acquistata dalla Spagna mentre il Giappone ne immise in servizio
ulteriori due (Kasuga e Nisshin), originariamente costruite anch'esse
per conto della Marina Argentina.
Tra gli anni Venti e gli anni Trenta diversi stati sudamericani
continuarono a rivolgersi a cantieri italiani per l'acquisto di nuove
unità: Brasile (quattro sommergibili). Uruguay (cannoniere tipo "Paysandu"),
Venezuela (due posamine). Ancora una volta, però, fu la Marina Argentina
a commissionare le unità più rilevanti con i quattro sommergibili tipo
"Salta" e i due incrociatori Almirante Brown e 25 de Mayo (1): questi
ultimi furono mantenuti in servizio per circa trent'anni, venendo
radiati solamente nel maggio I960.
Tra le unità più singolari, e sicuramente meno conosciute, costruite in
Italia in quel periodo vanno annoverate le cannoniere fluviali Humaità e
Paraguay, realizzate tra il 1929 e il 1931 dai Cantieri Oderò di Genova
(2) per 1' Armada Nacional (Marina Militare) del Paraguay.
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Cannoniere
Humaità e Paraguay - caratteristiche principali all'entrata in
servizio (maggio 1931)
Dislocamento (t): 745 in carico normale, 856 a pieno carico
Dimensioni (m): lunghezza f.t. 70, larghezza 10,7 , pescaggio
max. 1,7 App. motore: 2 caldaie e 2 turbine tipo Parsons su 2
assi; potenza 3.800 cv Velocità (nodi): 18,5
Combustibile: dotazione max. 150 t - Autonomia: 1.700 miglia a
16 nodi
Armamento: 4 cannoni da 120/50 mm (2 x II), 3 cannoni da 76/40
mm (3 x I), 2 mitragliere da 40/39 mm (2 x I); sistemazioni per
la posa di sei mine Equipaggio: 86
Note:
Nel dopoguerra Humaità e Paraguay assunsero, rispettivamente, i
distintivi ottici "C-2" e "C-I"; per un breve periodo dopo la
metà degli anni Cinquanta, i nomi delle due unità furono
modificati in Capitan Cabrai (Humaità) e Comodoro Meya
(Paraguay). |

Genova, primi mesi de
1931. L´equipaggio misto italiano-paraguayano dell´Humaitá parzialmente
visibile a sinistra, posa per una foto ricordo a bordo dell´unitá
gemella.
Si trattava di navi dal pescaggio ridotto,
espressamente studiate per operazioni fluviali sui grandi corsi d'acqua
(Rio Paranà e Rio Paraguay) che, per buona parte, costituiscono i
confini stessi dello stato sudamericano. Anche in considerazione dei
rapporti - in passato non sempre buoni - intrattenuti con le nazioni
limitrofe, su Humaità e Paraguay venne installato un armamento di tutto
rilievo, soprattutto se raffrontato con il ridotto dislocamento delle
due unità (856 tonnellate a pieno carico).
Le artiglierie principali di queste cannoniere erano infatti costituite
da due complessi binati a culla unica da 120/50 modello Ansaldo 1926,
analoghi a quelli installati a bordo dei coevi esploratori tipo "Navigatori"
e dei cacciatorpediniere della classe "Freccia/Folgore" della Regia
Marina; l'armamento era completato da tre cannoni da 76 mm (probabilmente
del modello Ansaldo 1917 lungo 40 calibri) e da due mitragliere
antiaerei Vickers-Terni da 40/39. Un complesso di artiglierie che
risultava quindi, sotto alcuni aspetti, addirittura superiore a quello
all'epoca installato su talune classi di cacciatorpediniere italiani (classi
"Sauro", "Turbine" ed i già ricordati "Freccia/Folgore"). Erano infine
presenti a bordo installazioni per la posa di sei mine.
L'aspetto delle due unità paraguayane si
discostava da quello - classico - delle cannoniere fluviali dell'epoca,
con scafo basso e sovrastrutture voluminose e sviluppate in altezza: al
contrario, Humaità e Paraguay erano bastimenti "marini", dallo scafo
piuttosto slanciato e provvisto di ponte di castello che da prora si
estendeva per circa i due quinti della lunghezza (3); una leggera
corazzatura proteggeva, lateralmente, i locali dell'apparato motore. Una
lunga tuga correva da poppavia del castello sin verso la zona poppiera
dello scafo, mentre l'insieme generale era dominato dal blocco plancia/tripode
- abbastanza voluminoso e sormontato dal telemetro della direzione del
tiro principale - e dal fumaiolo, leggermente inclinato all'indietro e
di generose dimensioni. Più verso poppavia trovavano sistemazione un
secondo albero (più basso di quello prodiero) ed una piccola tuga sul
cielo della quale si trovava la direzione del tiro secondaria.
I due impianti da 120/50 erano installati,
rispettivamente, a proravia della sovrastruttura principale
(lateralmente alla quale erano sistemati due pezzi da 76 mm) e
all'estremità poppiera del ponte di castello; un terzo pezzo da 76 mm si
trovava a proravia della plancia, in posizione sopraelevata rispetto
all'impianto prodiero da 120/50. Le mitragliere da 40/39 erano
installate sul cielo della tuga poppiera e. negli anni Cinquanta,
vennero sostituite da una mitragliera binata Bofors da 40/56 sbarcando
nel contempo il telemetro della direzione tiro secondaria.

Un
complesso binato da 120/50 modello Ansaldo 1926, lo stesso imbarcato
sulle due cannoniere, ancora privo della snidatimi, ma quasi
completamente ultimato (g.c. Arch. St. Ansaldo).
I 3.800 cavalli dell'apparato motore (2
caldaie e due turbine Parsons) permettevano, in origine, di raggiungere
velocità massime nell'ordine dei 18 nodi.
La qualità e la durata di queste due costruzioni dei Cantieri Oderò sono
testimoniate dal lunghissimo periodo di servizio da esse prestato nell'
Armada-Nacional del Paraguay. Consegnate nel maggio 1931, operarono
infatti in via continuativa sino al 1992 e - a tutt'oggi - sono ancora
utilizzate come navi deposito e per altri compiti stazionari.
Nel 1931, il trasferimento
dal Mediterraneo al Paraguay delle cannoniere - con l'attraversamento
dell'Oceano Atlantico e la risalita del Rio Paratia e del Rio Paraguay
sino alla capitale Asunciòn - costituì una vera e propria epopea per i
loro equipaggi, costituiti in forma mista da personale della Regia
Marina, da ufficiali e sottufficiali dell'Armarla Nacional e da tecnici
civili dei Cantieri Oderò. Proprio questi ultimi non mancarono di
cogliere gli aspetti più esotici e avventurosi della missione: ne è la
riprova la simpatica immagine dell'allora giovane tecnico Giovanni
Tiraoro, fotografato - visibilmente soddisfatto e con una divisa "fuori
ordinanza" ma di sicuro effetto scenico - una volta giunto a
destinazione nella repubblica sudamericana, ove si trattenne poi per
oltre due anni con l'incarico di segretario presso l'Ambasciata Italiana
ad Asunciòn.

Il tecnico Giovanni
Tiraoro ritratto nel maggio 1931 ad Asunciòn, al termine del
trasferimento delle due unità da Genova al Paraguay.

La cannoniera Humaitá in
una foto presumibilmente dell'inizio degli anni Novanta.
( 1 ) Lunghezza 171 m e dislocamento
8.600 t n carico normale; armamento: 6 cannoni da 190 mm (3 x II) e 2
cannoni da 100 mm (6x11). L´Almirante Brown era stato costruito dai
Cantieri Odero di Genova e il 25 de Mayo dai Cantieri Orlando di Livorno.
(2) Va ricordato che, tra il 1929 e il
1930, si procedette alla fusione dei Cantieri Odero di Genova, dei
Cantieri Orlando di Livorno e delle Acciaterie Termi nell´unica
struttura societaria denominata Odero-Termi-Orlando OTO.
(3) Il design generale dell'A/»-maità e
della Paraguay ricordava quello delle coeve navi guardacoste giapponesi
(ex cinesi) lhoshima e Yashojima: queste ultime erano peraltro unità di
maggiori dimensioni ed armate più pesantemente (dislocamento oltre 3.000
t e sei pezzi da 140/50).
La documentazione fotografica d'epoca che
presentiamo in queste pagine è stata gentilmente fornita dalla famiglia
del signor Giovanni Tiraoro che. in qualità dì tecnico dei Cantieri
Oderò dì Genova, prese pane alla costruzione e al trasferimento delle
due unità.
Bibliografìa
AA.VV.. Almanacco Navale 1941. Roma. Ufficio Collegamento Stampa del
Ministero della Marina. 1941
Bagnasco, E. e Rastelli. A.. Le costruzioni navali italiane per l'estero,
Roma, supplemento al n° di dicembre 1991 della "Rivista Marittima"
Baker. A.D. III. Combat Fleets of the World. Annapolis. USNI, edizioni
1990/1991 e 1995. |